venerdì 17 agosto 2012

Oltre il cronotopo


Era già scritto che avrei pensato che fosse già tutto scritto.
Ogni azione, parola e pensiero sono eterni, già scolpiti “da sempre e per sempre” sulla retta incancellabile e indistruttibile del tempo e dell’essere. Una strana retta che sta da qualche parte e che non deve più essere inventata o tracciata ma solo percorsa e attivata. Io che scrivo e il lettore che legge siamo attori di attimi eterni, segmenti immobili che d’un tratto da potenziali diventano cinetici, ma che da sempre giacciono e per sempre giaceranno su quella fatidica retta. Forse un qualche eterno l’ha pensata e modellata, giacché tutto ciò che pensa una mente eterna, è necessariamente eterno. Non deve più essere pensato ma solo realizzato.
Il semplice contatto dell’effimero con l’eterno lo “eternizza”, poiché una qualche traccia resterà nella mente dell’eterno e dunque seppure
come ricordo o idea anche l’effimero “trascende” nell’eternità.
Tutto ciò che l’eterno tocca o incontra, in forza anche solo della reazione prodotta o del semplice ricordo diventa anch’esso eterno, perché giace nella mente di quell’eterno. Ma se l’effimero “diventa” eterno vuol dire che lo era già intrinsecamente, per cui se l’eternità è “attiva”, coinvolge e si espande fino a fagocitare ed estinguere l’effimero.
Quando tale fenomeno “succede”, si tratta del passaggio che dall’essere fa esistere. Come se per un po’ quel segmento uscisse (ex-siste cioè sta fuori) da quella retta per poi ritornarci. L’esistere come onda o vibrazione transitoria del presente, che “stacca” passato e futuro sulla retta del tempo.
Affermando che tutto è su quella retta da meno infinito a più infinito (secondi, millenni, anni luce poco importa ovviamente), compresa l’eternità, abbiamo in realtà confinato e capito (da capere, cappio, racchiudere) nel tempo tutto ciò che può esistere.
Ma non è ancora finita, perché possiamo o dobbiamo inevitabilmente sporgerci oltre tale retta, per esplorare quali altre rette o spazi si trovino attorno.
L’evidente senso d’impotenza che ci assale è certo un problema ma non può fermare la ricerca, che deve almeno immaginare altre rette e, dunque, altri universi, fino ad azzardare i fatidici multiversi.
Là fuori la vastità sembra smisurata e incommensurabile. Ci assiste ancora l’analogia geometrica, per cui possiamo affermare che già un semplice piano contiene infinite rette. Se poi andiamo nello spazio, sappiamo che lì ci sono infiniti piani. Oltre il cronotopo (il nostro misero universo fatto di spazio e tempo fisici, compresi l’infinito e l’eterno) che è poi la retta originaria, possiamo dunque ipotizzare infinito elevato a infinito rette e dunque universi.
L’incertezza e l’impotenza possono portarci allo sconforto o alla disperazione ma non possono negare questa possibilità. Anzi l’aver anche solo pensato qualcosa d’altro e d’oltre ecco che gli offre una chance, lo fa essere. Peraltro, così è stato per Dio, l’anima e il trascendente. Qualcuno d’un tratto li ha catturati, scovandoli nelle profonde pieghe dell’essere. Orbene da allora si è dovuto trovare il come e il dove collocarli. Inutile e illusorio sostenere che siano “impossibili”. Sono stati evocati, come i multiversi, ci sono, “forse esistono” e devono essere piazzati da qualche parte.
Resta un’ultima provocazione: se tutto ciò che è pensabile appartiene all’essere, ciò che non è pensabile, e perciò sfugge all’essere, cos'è? Forse il non essere? Ma così facendo l’ho appena pensato, nominato, definito e dunque ricatturato nell’essere. Chissà! Che sia proprio il non essere a essere impossibile?

Guido Martinoli

9 commenti:

  1. non è pensabile che tutto è scritto ma tutto è divenire.
    L'universo cerrca sempre un livello energetico più basso.Tutto volge verso la quiete.

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    1. Il divenire è perfettamente accordabile con l’ipotesi del "tutto già scritto". E' proprio divenendo che quello scritto, da puro potenziale, si fa cinetico. Può servire la metafora delle bobine del tempo: quella del passato contiene i fotogrammi accaduti, mentre quella in arrivo contiene i fotogrammi pronti (scritti) del futuro. Il presente è il fotogramma “attuale” proiettato sullo schermo, che subito passa e va tra quelli passati. Nell’ipotesi del “tutto già scritto” tutti questi fotogrammi sono già stati impressionati inizialmente nella bobina primordiale del tempo, che ad un certo istante si è avviata, li ha proiettati e poi archiviati. Le due bobine potrebbero anche essere un'unica pellicola che passa e ripassa “n” volte come suggeriscono le diverse teorie dell’eterno ritorno.
      Che lo sbocco dell’universo sia la quiete pare probabile; peraltro restando ancora sospeso il senso (ragione, valore, motivo) di tale evoluzione mi spingerei ad immaginare una qualche ulteriore fase, che raggiunta la quiete, potrebbe trascendere l’universo stesso ……..
      guido.martinoli@libero.it

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  2. Ma se è l'universo cerca sempre un livello energetico più basso, come mai quando una stella muore la materia che la componeva si addensa per fare nuove stelle o nebulose con molta enrgia al loro interno?
    Secondo me noi siamo un incidente cosmico! Siamo soli nell'Universo e....Dio è morto

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    1. Difficile immaginare cosa sia (o intendi per) un incidente cosmico visto che tutto nel cosmo pare essere tale. Ciò che per noi è casuale potrebbe essere al contrario prodotto da un’assoluta, sconosciuta e addirittura insensata necessità. Siamo qui per capirlo in fondo.
      La nostra solitudine e la morte di Dio sono affermazioni assolutamente possibili ma del tutto fideistiche, che gli astrofili puri tendono a ignorare, perché “non osservabili”. A me, invece, che mi sento “ontologo oltre che scienziato” interessano moltissimo. Per questo ho proposto e lanciato questa rubrica sui multiversi che, peraltro, gli amici astrofili non hanno ostacolato. Che Dio possa morire pare paradossale ma dovremmo prima intenderci di chi stiamo parlando e che significhi morte e morire.
      Io mi dichiaro agnostico e pur bramando la verità non la conosco e anche sull’”esistenza” o sulla morte di Dio mi tocca astenermi. Mi azzardo però a dire che Dio, in quanto entità pensata e pensabile, definibile e discussa come nient’altro nella storia del pensiero, c’è e che forse esiste (vivo o morto è irrilevante). Qualcuno l’ha inventato e da allora deve essere piazzato da qualche parte come ogni altro concetto o idea.
      guido.martinoli@libero.it

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    2. ma io dico cosa c'entra con l'astronomia il cronotopo? L'astrofilo è scienziato, l'astrofilo deve "toccare , vedere" non filosofare. Secondo me questo blog non serve a far crescere la scienza : è nel posto sbagliato!

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    3. Non sono proprio daccordo, perchè penso che lo studioso delle stelle oltre a "toccare e vedere" come dici tu può, nella sua coscienza, anche cercare la presenza di Dio.
      Comunque sono daccordo sul posizionamento di questo blog che è errato. Si doveva aprire una discussione su di un blog filosofico!

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    4. L'astrofilo è tra gli scienziati quello ovviamente più vicino all'infinito e all'eterno, i due confini della fisica e del cronotopo. E' perciò il più papabile ad avvicinarli e oltrepassarli, nell'assunzione che il ricercare della scienza non può avere confini. Se dovesse picchiarci contro uno di questi confini, non potrebbe che fare di tutto per abbatterlo e varcarlo, irrilevante che tale compito sia affrontato anche da altri presunti specialisti (filosofi, teologi, ontologi). Quasi che l'astrofilo, giunto all'estrema origine dell'universo, che pare per ora essere il fatidico big bang, non possa o non debba chiedersi che ci fosse prima o altrove. Come se di colpo dovesse solo tornare indietro "al futuro" e trascurare il passato che ha lì a pochi "giorni-luce" o secondi, per accontentarsi e arrendersi ad una non ben chiara e fantomatica "singolarità".
      Se così facesse, chi vorrebbe ingannare? Se stesso? Non è forse anche lui filosofo, nel senso dell'innamorato disperato del sapere senza esserne il padrone ?
      La voglia di scoprire e di capire è di tutti gli uomini pensanti, comunque essi siano. Semmai l'amarezza è rilevare che la maggioranza degli uomini sono in realtà dei ..... poco nulla pensanti.
      Grazie, Guido

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    5. Mah! Secondo me gli argomenti troppo difficili che tratta, Guido; e l'arroganza che usa nel rispondere, fanno sì che io non utilizzi più questo blog perchè non mi aiuta a crescere personalmente e contribuire alla discussione.
      Comunque complimenti per la Vostra Associazione e per le attività che gestite.Siete veramente degli Astrofili in gamba!
      Giacomo

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    6. Caro Giacomo se quegli argomti sono difficili non è colpa mia. Il fatto è che ci riguardano tutti, sia che ci pensiamo sia che no. Sulla mia presunta arroganza nel rispondere mi permetto dissentire, a meno ce non me ne mostri la ragion ......
      Grazie Guido

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